Lunedì 6 luglio il Bureau del Parlamento europeo ha approvato l’intitolazione di una sala ad Ursula Hirschmann, una delle madri fondatrici dell’Unione europea, su iniziativa degli eurodeputati socialisti italiani e tedeschi e della presidente del Gruppo Spinelli, Gabriele Bischoff (S&D).
Troppo spesso le donne vengono cancellate dai processi storici, creando delle distorsioni per le quali sembra che la storia sia fatta solamente dagli uomini, e quella dell’Unione europea non è da meno. Ricordiamo, infatti, Robert Schuman, l’illuminato ministro degli esteri francese che con la sua dichiarazione nel 1950 ha dato il via al processo di integrazione, o Jean Monnet, l’eclettico mercante che ha influenzato i decisori politici nel primo dopo guerra. Per non parlare di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, gli autori del Manifesto per un’Europa libera e unita, meglio conosciuto come Manifesto di Ventotene.
Quello che non viene raccontato è che a questi processi parteciparono anche delle donne. Ed Ursula Hirschmann è una di queste.
Figlia di una famiglia benestante tedesca, ebrea di origine, vive fino a vent’anni a Berlino. Studia economia e molto presto si avvicina all’attivismo studentesco di sinistra. Negli anni dell’ascesa di Hitler, entra a pieno titolo nella Resistenza contro il nazismo, ed è costretta a rifugiarsi a Parigi dove si trovava già il fratello. Qua entra in contatto con le cellule comuniste, ma ben presto inizia a dubitare del massimalismo marxista diventando invisa agli stessi compagni. A Parigi ritrova Eugenio Colorni, che già aveva conosciuto durante il periodo universitario, si innamorano e si spostano a Trieste. Entrambi partecipano all’opposizione al regime fascista, ospitando salotti con altri oppositori.
Quando nel 1939 Eugenio Colorni viene spedito al confino sull’Isola di Ventotene, Ursula Hirschmann lo segue. Lì i due, insieme ad Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi – nonché Ada Rossi, moglie di Ernesto – produrranno quello che è ritenuto il “prototipo” dell’Unione europea, il progetto di una Federazione europea. Il Manifesto di Ventotene, scritto su cartine di sigaretta, è, infatti, il primo testo che tratta della costruzione di un assetto federale per l’Europa da un punto di vista politico e pratico.
Il contributo di Hirschmann non è, però, solo teorico. Grazie a lei, infatti, il Manifesto riesce a raggiungere la terra ferma, per essere poi stampato e diffuso in clandestinità. Una volta concluso l’armistizio, nel 1943 Hirschmann insieme a Spinelli ed altri attivisti fondano a Milano, a Casa Rollier, il Movimento Federalista Europeo, che da oltre 80 anni continua a battersi per la realizzazione di quel progetto politico contenuto nel Manifesto di Ventotene.
Nel 1944 Colorni viene ucciso a Roma dai fascisti della Banda Koch, ed Hirschmann e Spinelli iniziano una storia d’amore che li accompagnerà fino alla fine della loro vita.
Ma, ancora una volta, Hirschmann non si riduce al ruolo di compagna del padre fondatore dell’Unione europea – al quale è dedicata la facciata del Parlamento europeo. Nel 1975, a Bruxelles, Hirschmann fonda “Femmes pour l’Europe”, un’associazione femminista che aveva l’obiettivo di unire le donne in battaglie comuni e promuovere l’uguaglianza di genere anche nella politica. Nel dicembre dello stesso anno fu colpita da un’emorragia cerebrale, da cui non si riprese mai del tutto.
Nella sua autobiografia, Noi senza patria, Hirschmann scrisse:
“Qualche giorno fa, in una riunione politica, ho capito di colpo perché per me fosse tanto più facile essere “europea” che per gli altri. Dovevo parlare e mi sono accorta che non avevo nemmeno più una lingua a mia disposizione. Questa mancanza di lingua non è tutto: non sono italiana benché abbia figli italiani, non sono tedesca benché la Germania una volte fosse la mia patria. E non sono nemmeno ebrea, benché sia un puro caso se non sono stata arrestata e poi bruciata in uno dei forni di qualche campo di sterminio. Noi déracinés dell’Europa che abbiamo “cambiato più volte frontiera che scarpe”, anche noi non abbiamo altro da perdere che le nostre catene in un’Europa unita e perciò siamo federalisti”.
[Immagine dagli Archivi storici dell’Unione europea ritoccata con AI]

